Viaggi, a Lamon lungo le strade dell'Imperatore Augusto
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Lamon (Bl). Un asse di 550 km che unisce tre nazioni europee – Italia, Austria e Germania – un percorso nato nel 15 a.C. per scopi militari e che col tempo è diventato un'importante arteria commerciale: stiamo parlando della via Claudia Augusta, nata 2000 anni fa per volere dell'omonimo Imperatore romano nei pressi di Altino, nella laguna veneta, e che ha termine ad Augsburg, in Baviera. Un percorso suggestivo, lungo cui si sono avvicendati i destini di tanti uomini dell'impero romano ma soprattutto delle popolazioni che nei secoli hanno abitato e a volte depredato, le fertili terre circostanti: Visigoti, Unni, Vandali, Alani, Bizantini e Longobardi. Tra questi, entro le due lunghe vallate segnate a est dal torrente Cismon e a sud dal torrente Senaiga – entrambi contenuti da imponenti dighe – sorse l'attuale abitato di Lamon, che negli anni '20 del 1900 era il terzo paese più popoloso del bellunese dopo Belluno e Feltre. Attualmente i lamonesi, che nel tempo sono emigrati nella vicina Germania o nel resto della Provincia in cerca di fortuna, sono rimasti in 2900 circa e conservano un legame culturale molto forte con il vicino Trentino Alto Adige: nel 2005, un referendum ha sancito a furor di popolo (2377 si contro 155 no) la volontà dei cittadini di Lamon di essere annessi alla Provincia Autonoma di Trento. Tuttavia il progetto si è scontrato con il diniego della Regione trentina, nonostante il parere favorevole della Commissione affari istituzionali del Veneto. Terra che da sempre ha vissuto di pastorizia e commercio della lana, Lamon è un piccolo scrigno che custodisce gelosamente piccoli gioielli, fatti di storia, di paesaggi mozzafiato, di enogastronomia e antichi mestieri. A partire dal ponte romano che si trova in località Stalena, costruito interamente in pietra e che conduce lungo un tratto dell'antica via Claudia – detta anche via Pagana – visibile soltanto grazie al caratteristico acciottolato che distingueva le vie militari da quelle più propriamente commerciali, allo scheletro dell'Ursus speleus, custodito nell'atrio del municipio, il quale testimonia, insieme ad un gran numero di resti di oggetti facenti parte di alcuni corredi funebri (spille, monete, vesti ecc.), la presenza di insediamenti umani fin dal Neolitico, al colle di San Pietro dove troneggia la Chiesa dedicata al Santo Patrono, che rimpiazza l'antica fortificazione romana ivi costruita. La storia di Lamon, fatta di gente umile ma lavoratrice, è sempre rimasta legata al vicino centro di Feltre, ma ha regalato esempi di civiltà ed eroismo non sempre noti: nel XII secolo la Pieve di Lamon era una delle poche a possedere una "Regola", una sorta di testo che disciplinava l'economia e le corporazioni dell'intero paese e la stessa cittadina ha versato un contributo importante in termini di vite umane durante i due conflitti mondiali. Tra le valli riecheggia ancora il rombo di motori dell'aeroplano del romantico eroe austroungarico Jozsef Kiss, che nel 1918 si schiantò col suo velivolo sul monte Coppolo: la storia racconta che la sua fidanzata Enrica Bonecker, di Pergine, per tutta la sua vita portò sulla sua tomba fiori freschi, rinunciando all'idea di sposarsi. Lo splendido paesaggio montano, che dal centro abitato – a 600 metri sul livello del mare – conduce alla cima del monumentale Monte Coppolo – 1250 metri s.l.m. – nel periodo autunnale è una tavolozza di colori sorprendente: da "Le ei", un colle con rifugi e una piccola cappella in legno dedicata ai soldati comandati dal Generale Gabriele Nasci, che persero la vita combattendo contro i russi durante il Secondo conflitto mondiale, è possibile vedere dall'alto l'intero abitato di Lamon, comprese le sue 18 frazioni (una delle quali ha solo 15 abitanti). Lamon, il cui nome deriva dal protoitalico "lama" e dal latino "lima" – terreno fangoso - è soggetto a rischio idrogeologico e osservando i monti circostanti che racchiudono la vallata, oltre alle malghe, è possibile vedere i resti di imponenti frane le quali d'inverno vengono ricoperte dalle abbondanti nevicate che caratterizzano la zona. Tuttavia, la fortuna di Lamon non è collegata a potenziali impianti sciistici – che tuttavia sono fruibili nelle vicine Fiera di Primiero e San Martino di Castrozza – ma ad un piccolo legume, introdotto nel 1532 dall'umanista Pietro Valeriano e che, nel microclima del luogo, ha trovato l'ideale "culla": il fagiolo. Il fagiolo di Lamon, che ha ricevuto la certificazione IGP (Indicazione geografica protetta), è famoso per la sua leggerezza e digeribilità e per il suo alto potenziale nutritivo: non a caso era considerato la "carne dei poveri". Attualmente sono due le varietà coltivate: lo "spagnolet" e il "calonega". Essi sono oggetto di una delle manifestazioni più importanti del paese: la "Festa del fagiolo" che si svolge a metà Settembre di ogni anno e che è già alla sua 26ma edizione. Il loro utilizzo nella dieta dei lamonesi ha dato luogo ad alcuni piatti tipici che ancora oggi sono la specialità del luogo: tra questi il "pendolòn", una polenta solida a base di patate e fagioli che i pastori portavano con sé proteggendola nella manica della giacca, le "cartufole e fasoi" – patate e fagioli – la polenta con patate e coniglio, lo "schiz", tipico formaggio locale, il formaggio fritto e la carne di pecora affumicata. Arrivare a Lamon significa abbandonare le classiche abitudini cittadine ed immergersi in un mondo ovattato, silenzioso, dove la natura prevale: passeggiare tra i vicoletti della cittadina, tra le case, per la maggior parte in legno, a cui i lamonesi prestano particolare cura, e gli orticelli, dà la sensazione di vivere in un "atmosfera protetta", lontana dal tempo. Lo stesso dialetto lamonese, il cui tono flautato e le cui inflessioni sono differenti dal resto del feltrino tanto da essere oggetto di testi specifici, sembrano un invito in musica a risiedere in questi luoghi tanto aspri – il monumento all'emigrante presente al centro della città lo testimonia pienamente - ma allo stesso tempo colmi di serenità e semplicità.
 
 
   
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