Viaggi, a Barcellona culla dell'architettura moderna
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Barcellona. Nessuna città europea è spavalda e ambiziosa come Barcellona: l'abilità di coniugare nuovo e moderno, natura e cultura è profondamente connaturata a questo luogo magico, ideale capoluogo della Catalogna. Ramblas, Carreres e Avingudas: quasi tutte le strade cittadine sono ampie e ordinate. L'urbanistica di questa città – che conta più di 1 milione e 600mila abitanti – risale alla seconda metà dell'800 e in particolare all'opera rivoluzionaria di Ildefons Cerdà, il quale optò per una distribuzione dei quartieri simile ad una scacchiera suddivisa in lotti uguali attraversati da due uniche strade diagonali. Particolarità unica è che gli angoli dei palazzi che affacciano sulle strade possiedono forme smussate, proprio per accentuare la sensazione di ampiezza delle strade. La storia di Barcellona e della sua evoluzione è però legata ad un altro nome illustre dell'architettura mondiale: il catalano Antoni Gaudì, l'uomo che più ha contribuito a conferire l'attuale volto alla città. Massimo esponente del modernismo, fenomeno che nel resto d'Europa veniva definito "Liberty", Gaudì ha dato vita ad opere monumentali che testimoniano il suo spirito visionario ed eclettico e di cui Barcellona è disseminata. Impossibile non citare la "grande incompiuta", la Sagrada Familia: dopo la posa della prima pietra nel 1882, sotto la direzione di Villar y Lozano, Gaudì vi subentrò all' età di 31 anni, stravolgendone il progetto originario e dedicandovisi ossessivamente fino alla sua morte, avvenuta nel 1926. La Sagrada è una basilica minore di stile neogotico con pianta a croce latina, consacrata al culto nel 2010 grazie alla benedizione di Papa Benedetto XVI, concepita con tre ingressi – di cui soltanto uno è terminato – che trattano tre aspetti differenti della vita di Cristo: la natività, la passione e la gloria. Il tocco di Gaudì è riconoscibile nell'utilizzo di uno stile naturale, che coniuga la ruvidità del materiale e la morbidezza delle forme presenti in natura. Ad ispirarlo per l'esterno la grotta del Salnitre a Collbatò e all'interno i boschi ed in particolare i fusti degli alberi, che fungono da contrafforti a sostegno di una struttura colossale, dove a predominare sono i giochi di luci e colori garantiti dalle ampie vetrate. A sovrastare nelle facciate esterne numerose torri paraboliche - 18 a progetto concluso, probabilmente nel 2026 – dedicate agli apostoli, agli evangelisti, alla Madonna e a Cristo stesso sulla cui sommità vi sono elementi decorativi mosaicati, in uno stile mediterraneo. La facciata della Passione, scolpita dall'artista contemporaneo Josep Subirachs, si distingue nettamente per stili, materiali e colori da quella della natività e risulta un'opera piuttosto controversa: volti emaciati e sofferti, forme morbide ma inquietanti. Nei sotterranei della Basilica, una cripta in cui è seppellito il corpo di Gaudì e il museo che raccoglie parte dei suoi studi e dei calchi realizzati per la Sagrada Familia: molti sono stati raccolti e pazientemente ricostruiti perché andati distrutti nel 1936, in seguito ad un incendio durante la guerra civile spagnola. Tuttavia, la grandezza e il genio di Gaudì, si rivela maggiormente in opere carattere civile: Parc Güell, Palau Güell, casa Bättlo e casa Milà, detta la "Pedrera", sono difatti la summa della sua arte. Il sodalizio con il suo mecenate Eusebi Güell, ha dato vita ad opere architettoniche dal carattere assolutamente visionario. A partire da Parc Güell, residenza estiva di Eusebi - la cui salamandra decorata con pietre da mosaico è divenuta il simbolo - dove si celebra la perfetta fusione tra natura e materia, tra geometria e naturalezza: interessanti non solo la balconata con panchine tondeggianti completamente rivestite di vivaci mosaici mediterranei, ma anche le colonne del mercato sottostante la terrazza, visibilmente storte proprio perché ricavate naturalmente dalla pietra, come quelle della lunga passeggiata, scavate nella roccia, solide ma dalle forme che richiamano quelle degli alberi. Con Gaudì nulla è lasciato al caso: a casa Bättlo, dal nome della nobile e ricca famiglia che vi abitava, grazie ad una particolare tecnica di applicazione delle azulejos – mattonelle smaltate tipicamente spagnole – si è ricreato un gioco di luci che fa sembrare l'interno delle scale un gigantesco acquario. L'esterno, invece, ha balconi che ricordano teschi e contrafforti simili ad ossa, che si contrappongono ad una facciata interamente mosaicata che dà l'impressione che un grande drago vi si sia posato sopra. A mutare indelebilmente il volto di Barcellona però non è stato solo Gaudì: le esposizioni universali del 1888 e del 1929 hanno dato vita ad una revisione urbanistica della città. In particolare quella del 1929, svoltasi sul Montjuic, ha visto il modernismo catalano rimpiazzato dal "noucentismo": grandiosità, maestosità ma soprattutto funzionalità erano le parole d'ordine. Il Palau Nacional, la Font màgica – una grande fontana che ogni sera riproduce incantevoli giochi d'acqua a suon di musica – il Poble Espanyol – un museo a cielo aperto che ritrae e riproduce la vita e le tradizioni nei secoli delle comunità spagnole, sono solo alcune delle opere architettoniche create per celebrare il popolo catalano. Il progetto nasce grazie all'idea dell'architetto Josep Puig i Cadafalch. Tuttavia la camaleontica trasformazione della città è ancora in divenire e riesce a coniugare alla perfezione antico e contemporaneo, storia ed innovazione: basti pensare alle Torre delle telecomunicazioni realizzata nel 1992, in occasione dei Giochi Olimpici, da Santiago Calatrava, che svetta dal Complesso olimpico del Montjuic, a pochi passi dal Castello e dal Palau Nacional. Un altro monumento simbolo dell'innovazione a cui sono aperti i catalani è il "Peix d'or" – il Pesce dorato – progettato sempre nel 1992 dall'architetto canadese Frank Gehry: una struttura in acciaio color bronzo, internamente vuota, di 56 metri di larghezza e di 35 di altezza, che ha le forme di un pesce stilizzato e si riveste al tramonto di splendidi riflessi dorati. Esso si trova sul lungomare della Barcelloneta, la zona che rasenta il porto, una volta quartiere malfamato e popolato di prostitute, ora convertito in spiaggia pubblica e luogo di movida rinomato. Un posto magico Barcellona, dove c'è tanto di cui meravigliarsi: un luogo dove il tempo scorre velocemente lasciando segni indelebili, un luogo molto simile a casa, specie nel centro storico, dove molti scorci di vicoli ricordano chiaramente Napoli – storicamente legata alla Spagna a doppio filo - e le sue potenzialità non sfruttate.
 
 
   
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