Tradizioni, il Carnevale di Agropoli si festeggia con Kajardin il saraceno
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Agropoli. "Si onorano anche le tombe, si placano le ombre degli avi e si portano piccoli doni sui sepolcri. Poco chiedono i Mani, gradiscono la pietà come un ricco dono…": queste le parole del poeta Ovidio, chiamato a descrivere uno dei numerosi riti che nell'antica Roma si svolgevano a Febbraio, mese dedicato alla purificazione. Infatti, il mese in questione rappresenta il risveglio dal torpore invernale e le prime timide aperture alla primavera: i rituali più antichi si sono pian piano insinuati nella tradizione cattolica arrivando ai nostri giorni, in parte immutati. La terra si risveglia e ricomincia a nutrirsi: reduci dai festeggiamenti natalizi, i cristiani si preparano alla Pasqua tramite la Quaresima, che inizia proprio al termine del martedì grasso. È l'allegria che sconfigge la morte, la tristezza dell'inverno che volge al suo termine. Il termine "carnevale", secondo gli studiosi può avere una doppia etimologia: "car navalis", ricordando una antica cerimonia in cui una nave veniva condotta in processione su un carro e "carnem levare", ossia eliminare la carne, l'abitudine - ancora viva in molti paesi – di rinunciare a questa pietanza in alcuni giorni del periodo quaresimale. Secondo l'antico detto che recita "Semel in anno licet insanire" (Una volta all'anno è lecito impazzire) il periodo carnevalesco è caratterizzato da grandi feste, scorpacciate alimentari ma soprattutto dalle burle, che spesso si concretizzano con il mascheramento: risale al Medio Evo l'usanza di sovvertire i ruoli sociali, abbandonando per qualche giorno i propri abiti in favori di altri completamente diversi, mentre appartiene al periodo rinascimentale l'idea del carro allegorico. Quest'ultimo altro non è che la rappresentazione allegorica di vizi e virtù del popolo, un "racconto itinerante" di fatti storici, ma anche e soprattutto di attualità: in passato erano offerti dalle élite al popolo, per fare vera e propria propaganda politica. Questa tradizione è una delle più imponenti che ha attraversato i secoli fino a giungere ai nostri giorni, mantenendo quasi intatte le sue funzioni, in gran parte della Penisola italiana, dove, accanto ai festeggiamenti su carri allegorici, sono fiorite maschere particolari, che incarnano lo spirito del popolo che le ospita e in qualche modo lo rappresentano più o meno simbolicamente. È il caso di Colombina a Venezia e dello scaltro Pulcinella a Napoli: anche il carnevale agropolese ha la sua maschera, che è quella del temibile pirata saraceno "Kajardin", detto anche Barbarossa. In questo caso la storia però è differente: il Barbarossa non è un personaggio che ha portato onori e gloria alla città, anzi. Egli fu una delle maggiori cause della decadenza di Agropoli nel XVI secolo: le sue scorribande non soltanto demolirono i fiorenti commerci cittadini ma si concretizzarono in un terribile assalto avvenuto intorno al 1535, in cui, insieme al corsaro francese Barone Saint-Blancard, i pirati ottomani strapparono alle loro case ben 500 agropolesi, che furono ammassati nelle stive delle navi in condizioni disumane e venduti come schiavi ai mercati di Tunisi e Algeri. La città fu messa a ferro e fuoco e a sopravvivere alla strage furono in pochissimi. Come scritto in precedenza, il carnevale ha il potere di esorcizzare la morte e di aprire alla vita: ecco che questa triste pagina della storia della città è diventata quel quid in più che accompagna i festeggiamenti e rende quello di Agropoli uno dei Carnevali più belli ed interessanti della provincia salernitana. Kajardin è divenuto un simbolo allegro: ritratto con la spada sguainata tra stelle filanti e coriandoli abbandona il suo ruolo di spauracchio. Il carnevale di Agropoli – giunto quest'anno alle sua 44ma edizione - è fatto di carri allegorici in cartapesta, che richiedono un lavoro lungo e minuzioso: il percorso simbolicamente parte nel primo pomeriggio del martedì grasso dal Lungomare San Marco e si snoda per la principali strade del paese ossia via De Gasperi, via Piave, via Duca San Felice per terminare in Piazza Vittorio Veneto. Tutto il paese è partecipe dell'avvenimento, dai piccini ai più grandi e già a partire dai giorni precedenti vi sono spettacoli e momenti di intrattenimento che precedono l'uscita dei carri: otto sono i rioni che, accodandosi nel corso degli anni, sono arrivati a presentare il proprio carro a tema. Una tradizione che nasce da un trascorso oscuro e doloroso ma che è divenuta un momento di spensieratezza e di arte dimostrando la capacità tutta umana di voltare le spalle al male e sopravvivervi traendone una lezione.
 
   
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