Tradizioni, i fucanoli di Sant'Antonio Abate: a Campagna divampa il fuoco
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Campagna. Il fuoco, da sempre legato agli antichi rituali di purificazione, è l'ingrediente principale della ricorrenza che lega la città di Campagna e, per la verità, molte altre città campane, al culto di Sant'Antonio Abate - detto "Sant'Antuono" per differirlo dall'omonimo Santo di Padova. Il 17 Gennaio, la Chiesa cattolica ricorda l'anacoreta e potente taumaturgo Sant'Antonio Abate, vissuto in Egitto tra il 251 d.C e il 375 circa: egli rimasto orfano di una famiglia agiata poco più che ventenne, abbandonò tutti i suoi averi per dedicarsi alla preghiera, alla povertà e alla castità. Lui fu il primo ad ideare e mettere in pratica il concetto di monachesimo cristiano, creando delle comunità gestite da Abati, dal termine Abbà "pater", i quali si prendevano cura in principio degli ammalati di Herpes zoster, detto anche "fuoco di Sant'Antonio". Di qui il legame forte con il fuoco, che a Campagna, nella notte tra il 17 e 18 Gennaio, divampa in tutte le campagne del paese, attraverso numerosi falò - o fucanoli - che fanno da contraltare ad un altro elemento, l'acqua del fiume Tenza, che d'estate allaga il paese durante la "Chiena". In ogni quartiere nasce la competizione sulla grandezza e magnificenza del falò preparati, falò su cui si posa la sguardo benevolo del Santo condotto in processione in un articolato percorso che va da Zappino a Via Atri, San Bartolomeo, Duomo, Piazza Guerriero, Annunziata, Via Mercato-Pro Loco, Largo Sanniti, Chiostro Seminario-Confraternita "Madonna del Soccorso", Largo De Nigris, Largo Sant'Antonio, Via Roma e Corso Umberto I. L'iconografia del Santo rimanda a quella tradizionale che comprende un lungo bastone con il manico a "t" detto anche "Croce egiziana o di Sant'Antonio", che raffigurava l'ospitalità agli ammalati, e il maiale posto ai piedi dell'effigie: con il grasso di questi, infatti, l'ordine ospedaliero antoniano curava coloro che avevano contratto l'herpes zoster durante l'epidemia che colpì la Francia verso la fine del X secolo, durante la traslazione delle reliquie del Santo. Da qui anche l'appellativo dato ad Antonio di protettore degli animali: in numerose località campane infatti, in questo giorno si procede alla benedizione degli animali domestici. Tale usanza, di derivazione tedesca, si riferisce al costume medievale secondo cui ogni villaggio allevava un maiale da destinare agli ospedali dell'ordine antoniano per la cura e il sostentamento dei malati. I fucanoli di Campagna però ricordano un altro grande personaggio, che ha legato il suo destino in modo indissolubile al fuoco e soprattutto alla comunità locale: il filosofo e monaco nolano Giordano Bruno, arso in rogo per ordine della Santa Inquisizione nel 1600, ma che fu ordinato sacerdote proprio a Campagna presso il Convento dei Padri domenicani. La festa religiosa cede poi il passo a quella gastronomico-culturale: attorno ai falò si riuniscono attori e gruppi folk provenienti dal Cilento e dall'Alto Sele che danno luogo ad uno spettacolo con personaggi popolari in costumi, canti, balli e danze tradizionali, che allietano la serata dei presenti. Il detto popolare "Sant'Antuon: mascher e suon" trova qui la sua più ampia espressione: infatti è proprio la sera del 17 che si dà ufficialmente inizio al periodo carnevalesco che si concluderà il martedì grasso con la "Cantata di Zeza", una scenetta dai contenuti licenziosi nata nel Seicento che viene recitata in strada, nei cortili e nei palazzi da soli uomini. Zeza era in realtà il diminutivo di Lucrezia, moglie di Pulcinella nella Commedia dell'arte, termine oggi traslato per indicare o tale tipo di rappresentazione o più semplicemente una donna maliziosa. La degna conclusione del rituale però è data dal cibo che trasforma la festa in una sagra vera e propria: una carrellata di prodotti enogastronomici tipici della zona, che vengono preparati e distribuiti per l'occasione, tra cui i famosi "gliummarielli", interiora di capretto al sugo, "matassa e fasule", tagliatelle tirate a mano con fagioli, polenta, salsicce con broccoli saltati in padella, braciole e peperoni, tutto accompagnato da vino locale. Un rituale purificatore che prepara ad un altro rituale, quello carnascialesco, fatto di eccessi e di celebrazione della natura che si prepara al risveglio primaverile.
 
   
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