Libri Online, "Il Piccolo Principe" di A. de Saint Exupéry [4/9]
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Capitolo 9. Penso che per la sua evasione abbia approfittato del passaggio di uno stormo di oche selvatiche durante una migrazione. Il mattino della partenza rassettò ben bene il suo pianeta. Ripulì meticolosamente i vulcani attivi. Possedeva due vulcani attivi. Era una comodità quando al mattino si doveva scaldare qualcosa per fare colazione. Possedeva anche un vulcano spento. Ma, come era solito dire, «Non si sa mai!». Ripulì pertanto anche il vulcano spento. Se i vulcani vengono tenuti ben puliti, ribollono dolcemente e con regolarità, senza eruzioni. Le eruzioni vulcaniche sono come gli incendi nei camini. È chiaro che sul nostro pianeta noi siamo troppo piccoli per tenere puliti i vulcani. È per questa ragione che ci danno tanti problemi. Così il piccolo principe estirpò, con un po' di malinconia, i restanti germogli di baobab. Riteneva che non avrebbe mai più avuto occasione di ritornare. Ma tutte queste attività, a lui così familiari, quel mattino gli sembravano particolarmente dolci. E quando, una volta innaffiato il fiore per l'ultima volta, si accinse a ricoverarlo sotto la palla di vetro, fu preso dalla voglia di piangere. - Addio - disse al suo fiore. Ma lui non gli rispose. - Addio - ripeté lui. Il fiore diede un colpetto di tosse. Ma non era a causa di un raffreddore. - Sono stato uno stupido - disse infine al fiore. Ti chiedo scusa. Cerca di essere felice. Restò colpito dalla mancanza di rimproveri, e rimase lì sconcertato, con la palla di vetro sospesa per aria. Non riusciva a capire questa dolce tranquillità. - E sì, ti amo - gli disse il fiore. Tu non lo hai capito per colpa mia. Questo non ha alcuna importanza. Ma tu sei stato stupido quanto me. Cerca di essere felice… e lascia perdere la palla di vetro. Io non lo voglio più. - Ma il vento… Non sono così raffreddato… L'aria fresca della notte mi gioverà. Sono un fiore. - Ma gli animali… - Si dovranno pur sopportare due o tre bruchi se si vogliono incontrare le farfalle. Dicono che siano così belle. Sennò chi verrà a farmi visita? Tu sarai via. Quanto agli animali più grossi, non li temo. Ho i miei artigli. E ingenuamente mi mostrò le sue quattro spine. Poi aggiunse: - Non indugiare ancora, è fastidioso. Hai deciso di partire. Allora vai. Non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore così orgoglioso…
 
Capitolo 10. La sua posizione era nella regione degli asteroidi 325, 326, 327, 328, 329 e 330. Prese dunque a visitarli, per cercarsi un lavoro e per istruirsi. Il primo era abitato da un re. Il Re, assiso su un trono molto semplice e maestoso nello stesso tempo, era vestito di porpora e d'ermellino. - Ah! Ecco un suddito - esclamò il Re quando scorse il piccolo principe. «Come può sapere che sono uno dei suoi sudditi se non mi ha mai visto?!». Non sapeva che, per i re, il mondo è molto semplice. Tutti gli uomini sono sudditi. - Avvicinati, cosicché io ti veda meglio - gli disse il Re, che era molto fiero di poter essere re di qualcuno. Il piccolo principe si guardò intorno in cerca di qualcosa su cui sedersi, ma il pianeta era tutto ricoperto dal magnifico manto d'ermellino. Restò dunque in piedi, e, siccome era un po' stanco, sbadigliò. - Sbadigliare al cospetto di un re è contro il cerimoniale, gli disse il monarca. Te lo proibisco. - Non posso evitarlo - rispose tutto confuso il piccolo principe. Ho fatto un lungo viaggio e non ho dormito… - Se è così - gli rispose il Re - io ti ordino di sbadigliare. Sono anni che non vedo persone che sbadigliano. Gli sbadigli per me sono un'attrazione. Andiamo! sbadiglia di nuovo. È un ordine. - Mi intimorite… non posso più farlo… disse il piccolo principe arrossendo. - Hummm! - rispose il Re. - Allora io… io ti ordino sia di sbadigliare un po' sia di… Farfugliò un po' mostrandosi seccato. Dovete capire che al Re importava essenzialmente solo che la sua autorità fosse rispettata. Non tollerava in alcun modo la disobbedienza. Era un monarca assoluto. Ma, siccome era anche molto buono, dava degli ordini ragionevoli. «Se ordinassi», diceva solitamente «se ordinassi a un generale di trasformarsi in un uccello marino, e lui non ci riuscisse, non sarebbe colpa del generale. Sarebbe solo colpa mia». Posso sedermi? - domandò timidamente il piccolo principe. - Ti ordino di sederti - rispose il re, che scostò maestosamente una falda del suo mantello di ermellino. Il piccolo principe era stupito. Il pianeta era minuscolo. Su cosa il Re poteva mai regnare? - Maestà… - gli chiese - chiedo scusa, ma vi voglio fare una domanda… - Io ti ordino di farmi una domanda - s'affrettò a dire il Re. - Maestà… su cosa esattamente regnate? - Su tutto - rispose il Re, con grande semplicità. Su tutto? Con un gesto discreto il Re indicò il suo pianeta, gli altri pianeti e le stelle. - Su tutto quanto? - insistette il piccolo principe. - Su tutto quanto… - rispose il Re. Dunque non si trattava solo di un monarca assoluto, ma di un monarca universale. - E le stelle, ubbidiscono? - Certamente, - gli rispose il Re - obbediscono all'istante. Io non tollero l'indisciplina. Un potere tale meravigliò il piccolo principe. Se lo avesse avuto lui stesso, avrebbe potuto assistere, non a quarantaquattro, ma a settantadue, o anche a cento o duecento tramonti nella stessa giornata, senza neppure dover spostare mai la sedia! E dal momento che gli salì un po' di tristezza al ricordo del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardò a sollecitare una grazia al Re: - Vorrei tanto vedere un tramonto… Fatemi contento… Ordinate al sole di tramontare… - Se ordinassi a un generale di svolazzare da un fiore all'altro come una farfalla, o di comporre una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino, e se il generale non riuscisse a eseguire l'ordine ricevuto, chi, tra lui e me, sarebbe in torto? - Sareste voi in torto - disse senza esitazione il piccolo principe. - Esatto. Si deve esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare, - replicò il Re - l'autorità si basa per prima cosa sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di gettarsi nel mare, farà la rivoluzione. Io ho il diritto di esigere l'obbedienza perché i miei ordini sono ragionevoli. - E il mio tramonto? - gli ricordò il piccolo principe che non dimenticava mai una richiesta una volta che l'aveva posta. - Avrai il tuo tramonto. L'esigerò. Ma, secondo l'arte di governare, attenderò che il momento sia propizio. - Quando sarà? - s'informò il piccolo principe. - Hem… hem… - gli rispose il Re, che subito si diede a consultare un grande calendario, - hem… hem… questa sera, verso… verso… questa sera alle sette e quaranta circa! E vedrai come sarò obbedito senza storie. Il piccolo principe sbadigliò. Era dispiaciuto per il tramonto che non aveva avuto. E poi incominciava già ad annoiarsi un po': - Non ho più nulla da fare qui - disse al Re. - Voglio ripartire! - Non partire, - replicò il Re, che era tanto fiero d'avere un suddito. - Non partire, ti nomino ministro. - Ministro di che? - Della… della giustizia! - Ma se non c'è nessuno da giudicare! - Non si può mai dire - ribatté il Re. - Non ho ancora completato il giro del mio reame. Sono ben vecchio, non ho posto per una carrozza e mi stanco ad andare a piedi. - Oh! Beh, ho già visto io dappertutto - replicò il piccolo principe che si sporse per gettare ancora un'ultima occhiata sull'altra faccia del pianeta. - Non c'è nessuno neanche là… - Dunque non ti resta che giudicare te stesso, - gli rispose il Re. - È la cosa più difficile. È molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri. Se riuscirai a giudicare correttamente te stesso, allora sarai un vero saggio. - Io posso giudicare me stesso ovunque - disse il piccolo principe. - Non ho mica bisogno di restare qui. - Hem hem… - disse il Re - sono convinto che sul mio pianeta, da qualche parte, c'è un vecchio topo. Tu lo dovrai condannare a morte, di tanto in tanto. In questo modo la sua vita dipenderà dalla tua giustizia. Ma lo grazierai ogni volta, per economizzare. Non ce n'è che uno solo. - A me, - replicò il piccolo principe - non piace condannare a morte, e sono deciso ad andarmene. - No - disse il Re. Però il piccolo principe, che aveva completato i preparativi per la partenza, non voleva dare un dispiacere al vecchio monarca: - Se vostra Maestà desidera essere puntualmente obbedito, potrebbe darmi un ordine ragionevole. Potrebbe, per esempio, ordinarmi di partire entro un minuto. Mi pare che le condizioni siano favorevoli… Il Re non rispose; dapprincipio il piccolo principe esitò, poi trasse un sospiro e se ne andò. - Ti nomino mio ambasciatore - si affrettò allora a gridare il Re. Sembrava proprio avere una grande autorità. «Gli adulti sono ben strani». rifletté tra sé e sé il piccolo principe durante il viaggio.
 
Capitolo 11. Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso - Ah! Ah! Ecco la visita di un ammiratore! - gridò da lontano il vanitoso non appena scorse il piccolo principe. Giacché, per i vanitosi, gli altri sono sempre degli ammiratori. - Buongiorno - salutò il piccolo principe. - Avete un curioso cappello. - È per salutare, - rispose il vanitoso - per salutare quando mi acclamano. Sfortunatamente però da qui non passa mai nessuno. - Ah, davvero? - domandò il piccolo principe che non capiva. - Batti le mani una contro l'altra - gli suggerì il vanitoso. Il piccolo principe batté le mani una contro l'altra. Il vanitoso salutò con modestia, sollevando il suo cappello. «È più divertente della visita al Re». notò tra sé il piccolo principe. E riprese a battere le mani l'una contro l'altra. Il vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello. Dopo cinque minuti di quell'esercizio, il piccolo principe si stancò della monotonia di quel gioco. - E per mandar giù il cappello, domandò, che si deve fare? Ma il vanitoso non lo ascoltò. I vanitosi non ascoltano altro che le lusinghe. - Tu mi ammiri veramente molto? - domandò al piccolo principe. - Cosa significa "ammirare"? - Ammirare significa riconoscere che io sono l'uomo più prestante, il più elegante, il più ricco e il più intelligente dell'intero pianeta. - Ma se tu sei solo su questo pianeta? - Fammi contento. Ammirami ugualmente! - T'ammiro - disse il piccolo principe alzando un pochino le spalle, - ma come ti può importare così tanto? E il piccolo principe se ne andò «Gli adulti sono decisamente molto bizzarri», disse semplicemente tra sé durante il viaggio (CONTINUA QUI).
 
FONTE: Testo originale francese di Antoine de Saint-Exupéry, versione in italiano a cura di Franco Perini. Illustrazioni di Antoine de Saint-Exupéry. Testo pubblicato e distribuito con licenza Creative Commons, ovvero per essere liberamente distribuito, duplicato e donato a altri, oppure modificato derivandone altre opere.
 
   
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