Libri Online, "Il Piccolo Principe" di A. de Saint Exupéry [3/9]
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Capitolo 7. Il quinto giorno, sempre per via della pecora, mi fu rivelato questo segreto della vita del piccolo principe. Mi domandò in modo brusco, senza tanti giri di parole, come fosse l'esito di un problema lungamente meditato nel silenzio: - La pecora, così come mangia gli arbusti può mangiarsi anche dei fiori? - La pecora si mangia tutto quello che incontra. - Perfino i fiori che hanno delle spine? - Sì. Perfino i fiori che hanno delle spine. - Allora a cosa servono le spine? Io non lo sapevo. In quel momento ero troppo occupato a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. Cominciavo ad essere in ansia perché il guasto si rivelava essere molto serio, e l'acqua da bere che scarseggiava mi faceva temere il peggio. - Le spine, a che servono? Il piccolo principe non rinunciava mai a una risposta, una volta che aveva posto una domanda. Ero nervoso per via del mio bullone e risposi una cosa qualsiasi. Le spine, non servono a un bel niente, averle è pura malvagità da parte dei fiori! - Oh! Ma dopo un silenzio rivolto contro di me, con una sorta di risentimento esclamò: - Non ti credo! I fiori sono inermi. Sono ingenui. Cercano di rassicurarsi come meglio possono. Pensano di essere temibili con le loro spine… Io non ribattei nulla. Ad un certo punto, mi dicevo: «Se questo bullone mi resiste ancora, lo farò saltare via con una martellata». Il piccolo principe m'importunò nuovamente: - Credi che i fiori, cioè tu sei convinto, che i fiori… - Ma no, ma no! Io non credo nulla! Ti ho risposto una cosa a caso. Io mi sto occupando di cose serie, io! Mi guardò stupefatto. - Di cose serie! Mi stava guardando, io avevo un martello in mano, le dita nere di catrame, chino su una cosa che doveva sembrargli molto brutta. - Parli come gli adulti! Mi vergognai un po'. Ma lui, impietoso, aggiunse: - Tu confondi tutto… mischi tutto! Era veramente molto seccato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati: - Sono stato sul pianeta dove vive il Signor cremisi. Non gli piace annusare i fiori. Non si è mai curato di guardare una stella. Non ha mai amato. Non ha mai fatto altro che conteggi. E tutto il giorno ripete come te: «Io sono una persona seria! Io sono una persona seria!», e questo lo fa inorgoglire. Ma lui non è un uomo, è un fungo! - Un che? - Un fungo! Il piccolo principe ora era completamente sbiancato dalla rabbia. - È da milioni di anni che i fiori producono le loro spine. È da milioni di anni che le pecore mangiano i fiori. Non è allora forse serio sforzarsi di comprendere perché si danno tanto da fare per dotarsi di spine che non servono a un bel nulla? Non è forse importante la guerra tra le pecore e le rose? Tutto questo non è forse più importante e più serio dei conteggi di un grosso Signor rosso? E se conoscessi, proprio io, un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna altra parte se non sul mio pianeta, che potrebbe venire annientato in un solo boccone da una pecorella, così, un mattino, senza che questa si renda conto di quello che ha fatto, non è questo forse importante? Arrossì, poi rincominciò: - Se uno ama un fiore di cui esiste un unico esemplare tra milioni e milioni di stelle, questo è sufficiente a farlo felice quando lo guarda. Può dire tra sé e sé: «Il mio fiore è là da qualche parte…». Ma se la pecora si mangia il fiore, per lui sarebbe come se di colpo tutte le stelle si spegnessero. E non è forse importante tutto questo! Non poté aggiungere altro. Scoppiò all'improvviso in singhiozzi. Intanto era sopraggiunta la notte. Io avevo abbandonato i miei ferri. Oramai mi facevo beffe del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte. C'era una stella, cioè un pianeta, il mio, la Terra, con un piccolo principe da consolare! Lo presi tra le braccia. Lo cullai. Gli dissi: «Il fiore che ami non è in pericolo… disegnerò una museruola per la tua pecora… disegnerò una corazza per il tuo fiore… io…». Non sapevo più che aggiungere. Mi sentivo molto in imbarazzo. Non sapevo come andargli incontro, o stargli vicino… È talmente misterioso il paese delle lacrime.
 
Capitolo 8. Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. Sul pianeta del piccolo principe c'erano sempre stati dei fiori molto semplici, impreziositi da un solo giro di petali, che non occupavano molto posto e che non davano fastidio a nessuno. Facevano la loro comparsa nell'erba, al mattino, per poi sparire alla sera. Ma questo fiore era germinato un giorno da un seme portato da non si sa dove, e il piccolo principe aveva tenuto sotto stretta sorveglianza questo germoglio, che non assomigliava a nessun altro germoglio. Avrebbe potuto trattarsi di una nuova varietà di baobab. Ma l'arbusto smise presto di crescere e si preparò a fiorire. Il piccolo principe, che assisteva alla formazione di un enorme bocciolo, aveva sentore che l'aspettava una fioritura miracolosa, ma il fiore non finiva mai di prepararsi per essere bello, protetto nella sua camera verde. Sceglieva con cura i colori. Si vestiva lentamente, sistemandosi i petali uno ad uno. Non voleva certo sbocciare tutto sgualcito, come il papavero. Non voleva apparire che nel pieno della sua raggiante bellezza. Eh, sì! C'era della civetteria! La sua misteriosa preparazione si prolungò dunque per giorni e giorni. E poi, un mattino, giusto nel momento in cui il sole si levava all'orizzonte, fece mostra di sè. Il fiore, che si era preparato con tanta meticolosità, disse sbadigliando: - Ah! Mi sono svegliato proprio in questo momento… chiedo scusa… sono ancora tutto scarmigliato… Il piccolo principe allora, non poté trattenere la sua ammirazione: - Quanto sei bello! - Sì, è vero - rispose dolcemente il fiore. - E sono nato al sorgere del sole… Il piccolo principe immaginò che non fosse troppo modesto, in compenso era così commovente! - Penso che sia giunta l'ora della colazione - e aveva subito aggiunto - avrete la bontà di prendervi cura di me… Il piccolo principe, tutto emozionato, andò a procurarsi un innaffiatoio pieno d'acqua fresca, per servirlo al fiore. Così, ben presto l'avrebbe tormentato con una vanità un po' ombrosa. Un giorno, per esempio, parlando delle sue quattro spine, aveva detto al piccolo principe: - Potrebbero venire delle tigri con i loro artigli! - Non ci sono tigri sul mio pianeta - aveva obiettato il piccolo principe - e poi le tigri non mangiano l'erba. - Io non sono erba - aveva risposto dolcemente il fiore. - Mi scusi… - Non temo le tigri, le correnti d'aria invece mi fanno orrore. Non avete per caso un paravento? «Orrore delle correnti d'aria… ce ne sono di occasioni, per una pianta, aveva sottolineato il piccolo principe. Questo fiore è molto esigente…» - Alla sera mi riparerete sotto una palla di vetro. È troppo freddo qui da voi. Questa messa a dimora è stata fatta male. Là da dove vengo io… Ma si interruppe. Era venuto sotto forma di seme. Non poteva mica conoscere altri mondi. Umiliato per essersi lasciato beccare a imbastire una balla con tanta ingenuità, aveva dato due o tre colpetti di tosse, per mettere il piccolo principe in difetto: - Questo paravento…? - Lo stavo cercando, ma mi avete fermato a discorrere! Allora lui si era sforzato di tossire per fargli venire i rimorsi. Così il piccolo principe, malgrado la buona considerazione che l'amore gli ispirava, aveva incominciato a dubitare di lui. Aveva preso troppo sul serio delle parole senza importanza, e si era immalinconito. «Non avrei dovuto dargli ascolto», mi confidò un giorno «non si deve mai dare ascolto a un fiore. Ci si deve limitare a rimirarli e annusarli. Il mio fiore profumava il mio pianeta, ma io non potevo gioirne. Quella storia degli artigli, che mi aveva infastidito così tanto, mi avrebbe invece dovuto intenerire…». Mi confidò ancora: «Non lo capii. Lo avrei dovuto giudicare da quello che faceva, non dalle sue parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto scappar via! Avrei dovuto indovinare la tenerezza che si celava dietro le sue piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! A quel tempo ero troppo giovane per sapere come amarlo». (CONTINUA QUI)
 
FONTE: Testo originale francese di Antoine de Saint-Exupéry, versione in italiano a cura di Franco Perini. Illustrazioni di Antoine de Saint-Exupéry. Testo pubblicato e distribuito con licenza Creative Commons, ovvero per essere liberamente distribuito, duplicato e donato a altri, oppure modificato derivandone altre opere.
Author: Giovanni De Luca

 
   
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