Libri Online, "Il Piccolo Principe" di A. de Saint Exupéry [1/9]
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DEDICA. A Léon Werth. Mi scuso con i bambini per avere dedicato questo libro a una persona adulta. Ho una buona scusa: questo adulto è il miglior amico che ho al mondo. Ho un'altra scusa: questo adulto può comprendere tutto, persino i libri per bambini. Ho una terza scusa: questo adulto abita in Francia dove patisce fame e freddo. Ha davvero bisogno di essere consolato. Se tutte queste scuse non bastassero, allora voglio dedicare questo libro al bambino che questo adulto è stato tempo fa. Tutti gli adulti prima di diventare adulti sono stati bambini. (Ma pochi di loro se ne ricordano.) Pertanto correggo la mia dedica: A Léon Werth, quando era un ragazzino.
 
Capitolo 1. Quando avevo sei anni, vidi una volta una meravigliosa illustrazione in un libro sulla Foresta Vergine che aveva per titolo «Storie vissute». Rappresentava un serpente boa che ingoiava una fiera. Eccovi la copia del disegno. Nel libro c'era scritto: «I serpenti boa ingoiano le prede tutte intere, senza masticarle. Dopo non riescono più a muoversi e se la dormono per i sei mesi che impiegano a digerire». Allora ho riflettuto molto sulle cose avventurose che possono capitare nella giungla e, sono riuscito anch'io a produrre, con una matita colorata, il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era fatto così: Mostrai il mio capolavoro agli adulti e domandai se il mio disegno gli metteva paura. Mi risposero: «Perché mai un cappello dovrebbe far paura?» Nel mio disegno non c'era un cappello. C'era un serpente boa che digeriva un elefante. Allora ho disegnato quello che c'era dentro il serpente boa, così che i grandi potessero comprendere. Gli devi sempre spiegare tutte le cose. Il mio disegno numero 2 era questo: I grandi mi suggerirono di mettere da parte i disegni dei serpenti boa aperti o interi, e di interessarmi invece alla geografia, alla storia, alla matematica e alla grammatica. È così che, all'età di soli sei anni, ho abbandonato una meravigliosa carriera da pittore. Mi aveva scoraggiato l'insuccesso del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2. I grandi non capiscono mai le cose da soli, e per i bambini è pesante dover essere sempre lì a spiegare tutti i momenti. Pertanto ho dovuto scegliere un altro mestiere e ho imparato a pilotare aerei. Ho volato un po' in ogni parte del mondo. E davvero la geografia, mi è tornata molto utile. Potrei riconoscere, al primo colpo d'occhio, la Cina dall'Arizona. Questo è molto utile, se uno si perde di notte. Così, nel corso della mia vita, ho avuto incontri con molte persone serie. Ho passato molto tempo con gli adulti. Li ho osservati molto da vicino. Non posso dire di aver migliorato di molto il mio giudizio. Quando mi capitava di incontrarne uno che mi sembrava un po' sveglio, lo mettevo alla prova con il mio disegno numero 1 che ho sempre conservato. Volevo verificare se fosse veramente una persona di larghe vedute. Ma mi rispondevano sempre: «È un cappello.» Allora non parlavo né di serpenti boa, né di foreste vergini, né di stelle. Mi sintonizzavo con lui. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica e di cravatte. E l'adulto era ben felice di conoscere un uomo così ragionevole.
 
Capitolo 2. Per questo ho vissuto una vita solitaria, senza persone con cui potessi davvero parlare, fino a sei anni fa, quando ebbi un guasto nel deserto del Sahara. Qualcosa nel mio motore s'è rotto. E siccome non c'erano con me né un meccanico né passeggeri, mi provai a fare, tutto da solo, la complessa riparazione. Per me era una questione di vita o di morte. Avevo acqua da bere per appena otto giorni. Pertanto la prima sera mi sistemai a dormire sulla sabbia, lontano mille miglia dal primo posto abitato. Ero ben più isolato di un naufrago sulla zattera in mezzo all'Oceano. Quindi potete immaginare la mia sorpresa, quando al levarsi del sole una buffa vocina mi svegliò. Diceva: - Per cortesia… disegnami una pecora! - Che?! - Disegnami una pecora… Io balzai in piedi come se fossi stato colpito da una saetta. Mi stropicciai gli occhi. Osservai con cura. E vidi un ometto piuttosto fuori del comune che mi scrutava attentamente in modo molto serio. Ecco qua il ritratto migliore che, più tardi, riuscii a fare di lui. Ma, di sicuro, il mio disegno, è decisamente meno carino dell'originale. Non è certo per colpa mia. All'età di sei anni, i grandi mi avevano demotivato dal fare il pittore, e non ho più imparato a disegnare nulla, a parte i boa interi o aperti. Osservai dunque questa apparizione con occhi scasati dallo stupore. Non dimenticate che io mi trovavo a mille miglia dal primo posto abitato. Però il mio ometto non mi pareva sperduto, né stravolto dalla fatica, dalla fame, dalla sete o morto di paura. Non aveva affatto l'aspetto di un bambino sperduto in mezzo al deserto, a mille miglia di distanza dal primo luogo abitato. Quando alla fine riuscii ad aprir bocca gli dissi: - Ma… che cosa ci fai qui? E egli mi ripeteva, con dolcezza, come fosse una cosa molto seria: - Per cortesia… disegnami una pecora… Quando il mistero è troppo impenetrabile, non si osa disubbidire. Mi sembrava così assurdo, lontani mille miglia da luoghi abitati e a rischio di morte, presi dalla tasca un foglietto di carta e una penna. Ma in quel momento mi ricordai che avevo studiato soprattutto la geografia, la storia, la matematica e la grammatica e dissi all'ometto (con un po' di malumore) che io non sapevo disegnare. Egli mi rispose: - Non importa. Disegnami una pecora. Siccome non avevo mai disegnato una pecora rifeci, per lui, uno dei due disegni che solo sapevo fare, quello del boa intero. Fui sorpreso di sentire l' ometto rispondermi: - No! No! non voglio un elefante dentro un boa. Il boa è molto pericoloso, e l' elefante è molto ingombrante. Da me è tutto piccolo. Mi serve una pecora. Disegnami una pecora. Quindi la disegnai. L' osservò attentamente, e poi: - No! questa è già molto malata. Fanne un altra. Disegnai questo: Il mio amico sorrise gentilmente, con indulgenza: - Lo vedi bene anche tu… questa non è una pecora, è un ariete. Ha le corna… Dunque rifeci ancora una volta il mio disegno: Ma fu respinto, come i precedenti: - Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che abbia ancora molto da vivere. Allora, spazientito, siccome dovevo iniziare a smontare il mio motore, scarabocchiai questo disegno. E gliela misi giù così: - Questa è la sua cassetta. La tua pecora è dentro. Fui però molto sorpreso di vedere il viso del mio giovane giudice illuminarsi: - Questo è proprio quello che volevo! Pensi che questa pecora abbia bisogno di molta erba? - Perché? - Perché da me è tutto piccolo… - Basterà certamente. Ti ho dato una pecora molto piccola. Chinò la testa verso il disegno: - Non così piccola da… Oh! S'è addormentata… E fu così che conobbi il piccolo principe. Ecco qui il miglior ritratto che, dopo, riuscii a fare di lui.
 
Capitolo 3. Impiegai molto tempo per capire da dove veniva. Il piccolo principe, che mi faceva domande in continuazione, non sembrava ascoltare mai le mie. Ci sono delle cose dette per caso che, poco a poco, mi hanno spiegato tutto. Così, quando vide il mio aereo per la prima volta (non ve lo sto a disegnare, è un disegno troppo complicato per me) mi domandò: - Cos'è quella roba? - Non è una roba. Vola. È un aereo. È il mio aereo. Ero fiero di fargli sapere che io volavo. Però lui esclamò: - Come! Tu sei caduto dal cielo? - Sì, confermai modestamente. - Ah! Questa è buffa… E il piccolo principe scoppiò in una risata così graziosa che m'irritai molto. Desidero che i miei guai vengano presi sul serio. Poi aggiunse: - Dunque, anche tu vieni dallo spazio! Da quale pianeta vieni? All'improvviso intravvidi uno spiraglio nel mistero della sua presenza, e lo interrogai in modo brusco: - Dunque tu vieni da un altro pianeta? Ma non mi rispose. Scosse dolcemente la testa guardando il mio aereo: - Di sicuro con quello non puoi essere venuto da molto lontano… Divenne pensieroso. Poi, trasse la mia pecora dalla tasca, e si immerse nella contemplazione del suo tesoro. Potete ben immaginare quanto incuriosii di quella mezza confidenza su "gli altri pianeti". Dunque mi sforzai di saperne di più: - Tu da dove vieni, ometto mio? Dov'è "casa tua"? Dove porterai la mia pecora? Mi rispose solo dopo aver riflettuto in silenzio: - C'è di buono che la cassetta che mi hai dato servirà da riparo per la notte. - Di sicuro. E se tu sarai gentile, ti darò anche una corda per tenerla legata durante il giorno. E un paletto. L'affermazione parve turbare il piccolo principe: - Tenerla legata? Che buffa idea! - Ma se non la tieni legata, andrà in giro, e si perderà… Il mio amico scoppiò a ridere, un'altra volta. - Ma dove vuoi che vada?! - Non importa. Dritto davanti a sé… Allora il piccolo principe ribatté serio: - Non fa nulla, dalle mie parti è tutto talmente piccolo! E, forse con una punta di malinconia, aggiunse: - Dritto davanti a sé non si va molto lontano...(CONTINUA QUI).
 
FONTE: Testo originale francese di Antoine de Saint-Exupéry, versione in italiano a cura di Franco Perini. Illustrazioni di Antoine de Saint-Exupéry. Testo pubblicato e distribuito con licenza Creative Commons, ovvero per essere liberamente distribuito, duplicato e donato a altri, oppure modificato derivandone altre opere.
 
   
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