Letture, i libri del 2017: le opinioni di Magazine.Irno
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Francesca Salvato - "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij è un romanzo breve che ho letteralmente divorato durante un viaggio in treno. Il volumetto appartiene alla produzione iniziale dello scrittore russo ed è facile notare tra le pagine l'animo inquieto del suo autore. Il protagonista vive la propria esistenza totalmente isolato anche se abita a San Pietroburgo da diversi anni. Una sera il ragazzo conosce la bella Nasten'ka, un incontro che porterà i due giovani a stringere un'amicizia affettuosa e a raccontarsi le reciproche speranze. I due si danno appuntamento per diverse notti e chiacchierano fino all'alba, ma, mentre l'uomo si innamora di Nasten'ka, dal canto suo la fanciulla continuerà a considerarlo semplicemente un caro amico. Il finale è molto deludente, la ragazza infatti ritroverà il suo primo amore mentre il protagonista vedrà sfumare ogni possibilità di un futuro insieme a lei. Il giovane, che ha assaporato per alcune notti il concretizzarsi delle sue fantasie, è costretto a tornare con i piedi per terra, scegliendo ancora una volta di rinchiudere la propria anima in una dimensione onirica.
 
Valentina Manna - "La locanda dell'ultima solitudine" di Alessandro Barbaglia. Risale ai primi mesi del 2017 questa deliziosa novella che racconta in toni delicati e poetici di un incontro predestinato tra due anime inquiete. L'attesa, il sogno e un pizzico di magia accompagnano Libero e Viola - i due protagonisti - verso l'attimo in cui incroceranno le loro strade. A fare da sfondo una locanda fatta di assi di legno ricavata da una nave mai partita. Tutti i drammi, i non detti e le inquietudini sembrano dissolversi e trovare chiarimento in quel preciso istante. Vincitore del premio "Selezione" Bancarella 2017, Alessandro Barbaglia, poeta e libraio novarese all sua terza opera, ma alla sua prima novella, ci racconta il piacere dell'attesa e ci insegna a lasciarci ogni tanto trasportare dal destino verso il nostro traguardo. Senza dimenticare la poesia.
 
Rosanna Auriemma - "Il divismo. Cinema, televisione, web" di Vanni Codeluppi (Carocci, 2017). In una società liquida, sottoposta ad un costante mutamento delle sue forme, modellata secondo i confini più che della comunità in generale, dei suoi bisogni, anche la figura del divo del cinema cambia e si tramuta in altro da sé. I divi diventano, dunque, entità malleabili, amorfe, perdendo quell'aura quasi divina, che da sempre li aveva avvolti in una patina magica. Il web con la sua dirompenza ha mutato il gene del divo, privandolo del ruolo di leadership. Passando in rassegna dieci tra i più influenti esponenti del mondo del divismo, da Rodolfo Valentino a Marilyn Monroe, da Elvis Presley a David Bowie, Vanni Codeluppi definisce la cornice di un mondo elitario nella fase della sua svolta più epocale.
Aggiungo "Professione brand reporter. Brand journalism e nuovo storytelling nell'era digitale" di Diomira Cennamo e Carlo Fornaro (Hoepli, 2017). Cosa sta cambiando nel mondo dell'editoria? Da cosa è scaturita la crisi, che da oltre un decennio attanaglia la carta stampata? In che misura il digitale sta progressivamente modificando i canali attraverso cui viaggia l'informazione? Ma soprattutto, cos'è il brand journalism? Sono questi i quattro punti cardinali intorno ai quali ruota l'intero libro. Un viaggio attraverso la storia del giornalismo, partendo dai suoi primordi, passando per la cosiddetta "età del reporter", il periodo compreso tra il 1880 e il 1900, che vengono definite le regole basilari, cui ogni giornalista deve sottostare, sino al 1989, quando il fisico Tim Berners-Lee propone al Cern di Ginevra il primo modello di rete ipertestuale, il World Wide Web, lavoro iniziato in realtà già a partire dagli anni Sessanta con il progetto Arpa. Da allora il mondo intero cambia e gli stessi uomini si ritrovano a dover fronteggiare uno spazio senza forme, né confini ben definiti, che li travolgerà nel suo moto vorticoso e violento.
 
Giovanni Apadula - "Giuliano" di Gore Vidal. Poco altro da dichiarare, signor giudice. Perché Vidal è Vidal, perché Giuliano resta un sovrano tra i più romantici e bistrattati nel gotha degli imperatori romani, non solo di età cristiana, perché l'autore americano ne scolpisce un simulacro poderoso e quasi vivente, una sorta di trompe-l'œil che fa letteratura; perché ho già avuto modo e piacere di recensirlo (qui http://bit.ly/2qxlwhW).
E va bene, se proprio volete una novità dico "Come tessere di un domino" di Zigmunds Skujiņš. Il romanzo procede lungo due binari che solcano le distese della storia e della fantasia, omaggio ad un realismo magico borgesiano ma in terra di Lettonia. C'è sarcasmo, grottesco e stupore, maneggiati dall'autore con sapienza e decisione, nell'intento di ritrovare e ricostruire le anime più dissolte della storia, quelle baltiche.
 
   
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