Biografie, "P. Escobar. Gli Ultimi segreti dei Narcos raccontati da suo figlio"
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Sembrava avesse raccontato tutto ciò che di più vero bisognava conoscere sulla vita del settimo uomo più ricco del mondo ma ci sbagliavamo. A distanza di un anno dalla pubblicazione in lingua italiana del primo best seller "Pablo Escobar. Il padrone de male", Juan Pablo Escobar si mette a nudo nel suo ultimo capolavoro, "Pablo Escobar. Gli ultimi segreti dei Narcos raccontati da suo figlio", edito da New Compton Editori. Il narcotrafficante più sanguinario e spietato della storia dei tempi, raccontato dall'unico uomo in grado di poter dire come realmente siano andate le cose. Un libro toccante, intimistico; la biografia malinconica di un figlio che mette nero su bianco i suoi tormenti, le sofferenze e la condanna di dover portare un fardello nel cuore a vita. Si tratta senza dubbio di una testimonianza forte da parte di chi ha vissuto in prima persona le strazianti conseguenze della violenza. Ventitré anni dopo la morte del capo del cartello colombiano di Medellín, Juan Pablo Escobar decide di rivivere a ritroso le indicibili crudeltà di cui si è macchiato il nome del padre. Fra le righe che scorrono veloci all'interno del libro non compare mai neanche il minimo tentativo di coprire, giustificare, men che meno redimere la figura paterna. Il suo lavoro è stato inquadrato fin dall'inizio nell'ottica di creare un prodotto che possa lasciare al mondo una testimonianza nuda e cruda di quanto accaduto, affinché niente sia emulato o preso addirittura come modello da seguire. C'è un forte impegno nel tentativo di raccontare tutta la verità, perché è chiaro che "se cerchiamo di nascondere ciò che sappiamo, fuggendo dal nostro passato, la società non imparerà niente". A porsi ancora una volta al centro dei riflettori non è solo Juan Pablo Escobar ma anche i numerosi informatori e persino complici di altri cartelli che dopo la morte dello spietato narcotrafficante hanno deciso di collaborare col figlio, rilasciando la propria testimonianza. Il primo capitolo si apre con una sincera lettera di riavvicinamento da parte di Aaron Seal, figlio di uno dei soci di Escobar, Mackenzie, assassinato dal suo stesso capo per aver tradito la sua fiducia, stringendo un patto con la Dea. Numerosi i nomi che si susseguono man mano che si procede nella lettura, dal tesoriere personale di Escobar, meglio conosciuto come Quijada, all'intensa conversazione con la sorella Luz, l'ultima che riuscì a vedere vivo il padre, insieme ad un altro grande nome per il cartello di Medellín, Otty Patiño, fondatore del gruppo dei guerriglieri, nonché braccio destro, sempre presente al fianco di Pablo Escobar. Nella parte centrale del libro sono state allegate vecchie foto in bianco e nero con tanto di descrizione al di sotto di ognuna. Scatti che ritraggono il noto trafficante alle prese con i suoi alleati; istantanee che eternizzano momenti più intimi insieme a suo figlio e alla sua famiglia, per la quale nutriva un affetto sincero. Tuttavia, una parte cospicua di tali immagini è fondamentale per conoscere l'altra faccia della medaglia, che lo vede nei panni di politico per un lasso di tempo relativamente breve nel 1983. Era quella un'epoca confusa per la storia della Colombia. Il padre di Juan sfruttò il denaro guadagnato con il narcotraffico per entrare in politica nel modo più facile. Forte del suo carisma e conscio soprattutto della sua potenza economica, riuscì a conquistare gli elettori percorrendo la via più breve, regalando case, costruendo campi sportivi e piantando alberi per rendere più sano e vivibile il loro ambiente cittadino. Un padre da non prendere come modello, né per le sue scelte che lo hanno condotto ad una vita da criminale, sempre che vita possa essere definita data la sua perenne latitanza, tanto meno per la carica ricoperta di politico corrotto. Gli ultimi capitoli del libro racchiudono una nota più intima. Non più vicende travagliate, segreti, nomi di amici/nemici del re della cocaina, ma il punto di vista di chi più di tutti ha subito ed è ancora costretto a sopportare le conseguenze dell'essere figlio di uno dei più grandi criminali. Le sue origini rappresenteranno per lui uno sprone a migliorare, a rifarsi una vita degna di essere amata. Discorso non compreso però da quanti oggi vedono nel capo del cartello di Medellín un uomo degno di stima e rispetto, un esempio da seguire per primeggiare. Sono soprattutto le giovani generazioni ad essere maggiormente colpite dai bombardamenti delle numerosissime serie televisive, che dietro il nome di Pablo Emilio Escobar Gaviria hanno trovato il loro El Dorado. "Malgrado i miei sforzi volti a mostrare che la strada intrapresa da mio padre è l'esatto contrario di quello che sceglierebbe una brava persona, le narcoserie hanno la meglio, presentandolo come una specie di supereroe della storia recente". Persino il gigante dell'industria dell'intrattenimento, Netflix, non si è astenuto dal romanzare la vita del narcotrafficante, mescolando immagini reali, apparse su vecchi notiziari, a storie di fantasia poco credibili, in grado però di ipnotizzare la gioventù. Il colosso di serie televisive ha persino rifiutato la versione dei fatti che aveva proposto di raccontare Juan Pablo Escobar, offrendoglianche l'accesso illimitato all'archivio di famiglia. La risposta fu immediata: "Non ci interessa. Conosciamo perfettamente la sua storia, l'abbiamo acquistata Javier Peña, agente della DEA all'epoca di Escobar, e lui non è disposto a collaborare con la famiglia". Il messaggio era chiaro: Netflix si era reso promotore e artefice di messaggi fuorvianti, basandosi sulle parole di un uomo che ha dato la caccia al capo del cartello di Medellín, pur non avendolo mai conosciuto. Il libro, pertanto, rappresenta ancora una volta un modo per raccontare tutta la verità, quella che è sconosciuta ai più, riportando la lezione di vita che Pablo Escobar ha impartito al figlio ma che egli stesso ha rifiutato di seguire. I giovani adesso sognano di diventare dei narcotrafficanti, ricchi e potenti, ma la verità non è quella raccontata dalla televisione, che ha trasformato il signore di Medellín in un supereroe del mondo sotterraneo. L'intervento del figlio sembrava necessario. "Volevo inviare un messaggio inequivocabile alla società, facendo presente che questa è una storia degna di essere raccontata ma non di essere imitata".
 
   
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