Letture, "Just job" di Filomena Baratto
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"Just job" - solo lavoro - è il leit-motive che sembra guidarci attraverso le pieghe di una società arruffona e competitiva, dove il lavoro non è passione ma prestazione. Ma cosa accade quando il lavoro si interrompe e le certezze costruite intorno ad esse crollano rovinosamente? Se lo chiede Marcello Doni, un uomo di mezza età genovese, protagonista di "Just job", terzo romanzo della vicana Filomena Baratto, edito da Grauseditore per la collana "Gli specchi di Narciso". A seguito di un ridimensionamento aziendale, Marcello si ritrova senza un lavoro, con due figli grandi e una moglie che non ama più. La crisi fa esplodere le cristallizzate e borghesi abitudini della coppia e il protagonista, nel tentativo di risalire la china, vive una metamorfosi che lo porta ad scrutare sé stesso e il mondo che lo circonda con un occhio più umano. Ad incrociare il suo percorso, il saggio pescatore Lucio: insieme arricchiranno le reciproce esistenze intessendo un invidiabile rapporto padre-figlio fatto di pesca e filosofia. L'amore mai sopito per l'arte e la letteratura faranno poi incrociare il suo destino con quello di Federica, libraia indurita dalla vita e spaventata dall'amore, che conquisterà con la sua ritrosia il cuore di Marcello. Gli ingredienti della rinascita di Marcello ci sono tutti e attraversano la città di Genova, Lerici, il quartiere di La Boca a Buenos Aires e, mescolandosi tra loro, diventano corpo in una bella azienda agricola a metà strada tra mare e montagna, dove il Doni riallaccia i fili spezzati della sua esistenza, circondandosi di una armoniosa famiglia allargata. Ispirata a ciò che potrebbe capitare ad ognuno di noi, "Just job" è un romanzo contemporaneo, che narra la crisi così come viene percepita dalle persone comuni e che sottolinea quanto il lavoro sia diventato non uno strumento un "valore" in questa società: la nostra mente, la percezione di noi stessi, le nostre possibilità e sicurezze dipendono dal lavoro che facciamo e ancor più spesso dalla gratificazione che esso ci trasmette. Quando ciò viene meno, la nostra vita inevitabilmente ne è sconvolta, in balìa dell'incertezza, dalla impossibilità di programmare il proprio domani. L'iniziale arrendevolezza di Marcello si trasforma nel corso del racconto, in un'ostinata volontà, in una travolgente voglia di vita, che metterà di buon umore il lettore. Scritto con uno stile forse troppo magniloquente, il racconto si concentra molto sul malessere iniziale di Marcello, lasciando più all'immaginazione i dettagli finali della sua rinascita interiore, rendendo però perfettamente l'idea della sofferenza interiore di chi si sente privato della sua dignità, in un'età in cui la società stessa ti dichiara fuori dai giochi. La forza e la determinazione di Marcello per riaffacciarsi alla vita, per trovare il suo "posto al sole" - che non a caso comincia a risplendere nel momento in cui reinventa se stesso come produttore vinicolo - ci raccontano tanto di quanto è importante coltivare la propria resilienza, intesa come capacità di resistere agli "urti" della vita, non ritornando soltanto alla propria iniziale posizione, ma arricchendosi ulteriormente nel percorso di ricostruzione di sé. La crisi in questo modo, altro non diventa che l'opportunità per mettere sé stessi in discussione, per evolversi da bruco a farfalla.
 
 
   
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