Cultura, i libri e i film del 2015 consigliati da IRNO.IT
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La Redazione di Irno.it ha scelto un modo diverso dal solito per augurare Buon Natale a voi lettori: ecco un articolo che raccoglie i libri e i film che abbiamo amato maggiormente in questo anno che sta volgendo al termine e che, non si può mai sapere, possono rappresentare un buon suggerimento per gli ultimissimi regali da mettere sotto l'albero. Buona lettura!
 
Valentina Manna - Risale al primo mese di questo turbolento 2015 uno – a mio avviso – dei più significativi e "profetici" racconti dell'anno: in una Francia futuristica ma non troppo – siamo nel 2022 - un docente universitario disilluso e scettico osserva la resa delle Istituzioni ad un regime di musulmani di seconda generazione che offre un autoritarismo "rassicurante". Stiamo parlando di "Sottomissione" dello scrittore francese Michel Houellebecq: nessuno spargimento di sangue o stragi cruente, come abbiamo purtroppo assistito il 7 Gennaio con l'uccisione dei 12 redattori della rivista satirica "Charlie Hebdo" e nella tragica notte del 13 Novembre 2015, in cui sono state trucidate 137 persone, ma una "soumission" strisciante, subdola, che si insinua a partire dagli ambienti sociali più ricchi di cultura, come la Sorbonne. Docenti ingolositi da ricchi stipendi, dalla possibilità di brillanti carriere o semplicemente dalla poligamia, accolgono e fanno propri negli ambienti universitari già frequentati da numerosi giovani musulmani, aspetti culturali più o meno accettabili della civiltà islamica. Houellebecq prova con il suo romanzo, duro e senza fronzoli, a dare la sua visione cinica di un mondo dominato da un integralismo religioso travestito da democrazia illuminata e di come questa sia in grado di rendersi accettabile socialmente facendo leva sui bisogni brutali dell'uomo mediocre. Tra le novità letterarie del prossimo anno, segnalo il nuovo romanzo del Premio Nobel Dario Fo "Razza di zingaro", in uscita i primi di Gennaio. Johann Trollman, un giovane pugile sinti della Germania del Nord, vive il disagio del suo non essere ariano nella Germania nazista: nonostante il suo talento, che lo porterà sui ring di tutto il mondo, soltanto recentemente il suo Stato gli ha riconosciuto il titolo di campioni di pugilato. Passando al cinema, ma non tralasciando il clima bellico, ritengo che una delle pellicole più interessanti di quest'anno sia stata "The imitation game" del regista norvegese Morten Tyldum. Ambientata durante il secondo conflitto Mondiale, la pellicola racconta del matematico inglese Alan Turing, uno dei più grandi geni del secolo scorso nonché padre dell'Informatica e dell'Intelligenza artificiale, e dei suoi sforzi per decifrare "Enigma", il sistema crittografico di comunicazione utilizzato dall'esercito di Hitler. Il regista decide volutamente di ripercorrere - grazie ad un cast di tutto rispetto tra cui figurano Benedict Cumberbatch nel ruolo di Turing e Keira Knightley, la sua amica e quasi fidanzata Joan Clarke – il periodo d'oro di Turing, quello in cui il suo contributo alla scienza moderna è stato fondamentale. Il tema dell'omosessualità di Turing, a causa della quale fu sottoposto ad un trattamento di castrazione chimica, rimane un sottofondo delicato ma presente, che svela un finale doloroso ed intenso, in cui il genio, a soli 41 anni, si toglie la vita in preda alla depressione. I costumi e le ambientazioni sono credibili e curate; forse meno la credibilità di alcuni personaggi, come la classica eroina fiera ed indipendente Joan Clarke, troppo "avanti" per l'epoca. Tra le nuove uscite cinematografiche del 2016 invece pongo attenzione al nuovo film scritto e diretto dai fratelli Coen "Ave Cesare" che uscirà nelle sale il prossimo 15 Febbraio. La storia, ambientata nella dorata Hollywood degli anni '50, riprende una giornata di Eddie Mannix, un fixer – addetto alla risoluzione dei problemi sui set cinematografici – che si trova a fronteggiare il rapimento, durante le riprese, dell'attore principale del film "Heil, Cesar": per questa storia un cast stellare tra cui spiccano i nomi di George Clooney, Josh Brolin, Scarlett Johannson, Tilda Swinton e Ralph Fiennes.
 
Francesca Salvato - Volendo stilare una personalissima classifica, non posso assolutamente omettere la riedizione de "Il piccolo principe", capolavoro di Antoine de Saint – Exupéry che ha spento 70 candeline nel 2013 ma che avuto numerose riedizioni solo quest'anno. La storia è nota a tutti, anche a coloro che, erroneamente, non lo hanno mai letto: il protagonista è un principe bambino che narra ad un pilota la sua vita, chi ha conosciuto e gli insegnamenti che ha tratto da questi incontri, un racconto apparentemente dedicato ai più piccoli ma che va letto da adulti per ritrovare il proprio io fanciullesco e quella purezza di valori che solo i bambini possiedono. Il 2015 ha segnato anche il ritorno di Isabel Allende con "L'amante giapponese": una 80enne ancora affascinante e piena di vita sceglie di trascorrere i suoi ultimi anni in una casa di riposo, l'occasione sarà propizia per lei in quanto racconterà ai nuovi amici la sua avventurosa esistenza e la storia d'amore con il giapponese Ichi, svoltasi negli anni tumultuosi e precari del secondo conflitto mondiale. Immancabile il genere giallo con "Tempesta di neve e profumo di mandorle", una raccolta di cinque racconti di Camilla Läckberg risalenti al 2013 ma pubblicati quest'anno in Italia dalla casa editrice Marsilio: le vicende narrate si svolgono tutte nella cittadina svedese di Fjällbacka e, al centro della scena, vedono intrighi familiari indagati con uno stile scrittorio privo di fronzoli dove la protagonista assoluta è la vendetta, non sempre attuata ma ugualmente presente. Un'attenzione particolare, però, la dedico a "Un uomo", di Oriana Fallaci, ripubblicato lo scorso Ottobre dalla casa editrice Rizzoli. Il volume ripercorre minuziosamente la vita di Alekos Panagulis, rivoluzionario greco che si oppose strenuamente al regime dei colonnelli alla fine degli anni Sessanta. La Fallaci, con la sua penna impietosa e senza sconti, racconta la prigionia e le torture subite da Panagulis il quale, poco dopo la liberazione, diventerà il suo compagno e, tra alti e bassi, le sarà accanto fino a quando resterà vittima di un atroce attentato. La figura centrale è quella di uomo che non conosce cosa siano i compromessi e che fonderà la propria esistenza su un unico credo: l'amore per la sua patria. La settima arte, ovvero il cinema, ha sfornato delle pellicole davvero interessanti in questi dodici mesi. In pole position colloco "Woman in gold" interpretato da una straordinaria Helen Mirren e basato sulla storia di una donna realmente esistita, Maria Altmann, sopravvissuta alle efferatezze dell'Olocausto. Maria, aiutata dall'avvocato Randol Schönberg, si oppone al governo austriaco nel tentativo di recuperare un'opera di Gustav Klimt, appartenuta alla sua famiglia, dal titolo "Ritratto di Adele Bloch – Bauer". La caparbietà di un'anziana signora e il coraggio di un giovane legale, interpretato dal convincente Ryan Reynolds, conquistano sin da subito lo spettatore tenendolo col fiato sospeso dall'inizio alla fine. "Via dalla pazza folla", tratto dal libro di Thomas Hardy, è uscito nelle sale italiane lo scorso Settembre: l'orfana Bathsheba, ragazza affascinante e testarda, si innamora di Gabriel ma rifiuta la sua proposta di matrimonio perché la propria libertà è più importante di tutto. Il destino però ha in serbo altre sorprese per loro, del tutto inimmaginabili. Buona l'interpretazione di Carey Mulligan mentre quella del suo partner, Matthias Schoenaerts, appare piuttosto claudicante. Torniamo in Italia con "Maraviglioso Boccaccio", ispirato al celeberrimo Decamerone: diretto dai fratelli Taviani, il film porta in scena le novelle boccaccesche che un po' tutti conosciamo ma con uno sguardo rivolto alla contemporaneità, nel tentativo di preservare la nostra identità culturale e quella crisi di valori che spesso tocca i giovani di oggi. Rivisitazione originale e non scontata dove attori come Kim Rossi Stuart si distinguono positivamente, meno apprezzabile, invece, la performance di Riccardo Scamarcio. Ma quali novità editoriali e cinematografiche ha in serbo per noi questo 2016? A Gennaio uscirà in libreria la riedizione di "Canne al vento", di Grazia Deledda, un classico che vede la contrapposizione tra la Sardegna ancorata al suo passato e quella che anela al progresso mentre, per gli amanti di Andrea Camilleri, sarà imperdibile "Noli me tangere" incentrato sulla storia di Laura, donna bellissima e apparentemente appagata che all'improvviso scompare: una vicenda che si snoda tra mistero e arte senza omettere l'indagine psicologica dell'animo umano. Attesa per "Steve Jobs" film ispirato alla vita dell'imprenditore informatico che fondò la Apple. Riuscirà Michael Fassbender ad interpretare la personalità di Steve Jobs? Non ci resta che attendere il prossimo 21 Gennaio".
 
Giovanni Apadula - Se dovessi scegliere un libro, tra i tanti letti in questo 2015, allora direi forse "I capelli di Harold Roux" di Thomas Williams. E non perché Fazi ha ben pensato di tradurre per la prima volta in Italia il romanzo vincitore del National Book Award del 1975. Sinclair Lewis, uno che di premi letterari ne sapeva, dei premi stessi diceva con caustico rigore: "Un covo di illetterati". Al di là di questo, che a noi non interessa, "I capelli di Harold Roux" è semplicemente un capolavoro letterario, Letteratura che si fa Verbo. Forse perché è la Letteratura stessa ad ergersi in bella vista al centro del lavoro: "I capelli di Harold Roux", infatti, altro non è che il romanzo che Aaron Benham, il protagonista, sta scrivendo. Benham è il borghese idealtipico di una cittadina del New England: insegna letteratura inglese all'Università, vive in un quartiere residenziale con la moglie e i due figli e, nell'anno sabbatico che si è concesso, sta provando ad ultimare il suo lavoro. Ciò di cui Benham si accorgerà presto è che quella che sta scrivendo altro non è che la sua storia, estrinsecata nel rapporto d'amicizia tra i protagonisti Allard e Harold Roux, giovani borghesi con velleità letterarie. Ed è solo una delle tante storie che pullulano nel racconto, il cui trait d'union è offerto dal crepuscolarismo di Benham, spossato dal buen vivir statunitense e sempre più bramoso dell'episodio che lo escluda dai ranghi ordinati della middle class. Si tratta, dunque, di un riuscito esperimento metaletterario sul tòpos del "doppio" e della quasi irreversibile ambivalenza della natura umana. "Al di là dell'Impressionismo" di Félix Fénéon, edito da Castelvecchi, è invece un libello di poche pagine dove l'arguto giornalista anarchico francese riporta, a mo' di taccuino personale, le profonde trasformazioni che stanno investendo la pittura avanguardista d'oltralpe di fine ‘800. È un lavoro importante soprattutto perché si tratta dell'unico libro pubblicato da Fénéon, fatto di per sé piuttosto strano se pensiamo all'autore soprattutto come ad un critico ("l'unico vero critico francese", secondo Paulhan) e se escludiamo i fantastici, superbi "romanzi in tre righe" pubblicati nel 1906 per il giornale Matin e raccolti in volume da Adelphi. Finalmente Einaudi ha tradotto in Italia la Trilogia dell'Area X di Jeff VanderMeer, il cattedratico del genere New Weird. L'autore, specie in Annientamento, l'unico che finora ho letto, anche perché il solo dei tre volumi parzialmente estraibile dal monoblocco scolpito, getta a terra gli assi della evanescenza strutturale a favore di una recherche etica ed epistemologica che sembra gettare più di un ponte con la fantascienza sociologica di Dick ed Asimov. Propositi letterari per il 2016? Riuscire a leggere qualche ultimo frammento di questo 2015 che si sta dissolvendo. "Bloom Porno-Teo-Kolossal" di Daniele Luttazzi è, come suggerisce il titolo, una parodia dell'Ulisse di Joyce e dell'Odissea di Omero. Il romanzo, uscito in Febbraio insieme al Fatto Quotidiano, non dovrebbe deludere le attese di chi, come il sottoscritto, si è sempre fidato della verità nascosta in ogni singola risata strappata dal satiro romagnolo, spazzato via dal cyberbullismo dilagante che nel 2010, dopo accuse di plagio piuttosto controverse e puntualmente picconate dal diretto interessato, ne ha determinato la scomparsa dalle scene televisive e teatrali. Sul mio podio cinematografico dell'anno solare appena trascorso isso, come Francesca, "Via dalla pazza folla" di Vinterberg, der meister che mi ha conquistato grazie a "Festen" e soprattutto a quel capolavoro delicato e struggente che è "Il sospetto". "Non essere cattivo", la pellicola postuma di Claudio Caligari, ripropone invece la vita agra e desolata delle borgate romane con la crudezza e la durezza di un Dickens e senza alcuna concessione retorica o populista. "Kommunisten", a cui assegno la mia personale corona iridata, è l'opera omnia del maestro Jean-Marie Straub sul "secolo breve" visto dalla rive gauche della fiumana politica novecentesca. Il lungometraggio, diviso in sei blocchi ("Le Temps du Mépris" di André Malraux, 1935; "La speranza" da Operai, contadini, 2001; "Il popolo" da Troppo presto/troppo tardi, 1982; "Le Apuane" da Fortini/Cani, 1976; "L'utopia comunista" da La morte di Empedocle, 1987; "Nuovo mondo" da Peccato nero, 1990), è il trionfo di un cinema naturale e lucido nelle pieghe nel suo impegno, di un linguaggio finalmente emancipato dal "dérèglement de sens" rimbaudiano, dove la parola viene restituita al suo significato e la poetica dell'autore sfocia alla fine nel mare magnum dell'umanità.
 
   
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