Narrativa, "Il pozzo" di Juan Carlos Onetti
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Eladio Linacero è vicino al traguardo dei quarant'anni quando decide di mettere nero su bianco le memorie della sua vita sino a quel punto. È giusto accada ora, sottolinea, specie "se gli sono capitate cose interessanti". O almeno così crede, lo ha letto da qualche parte. La matassa che si snoda dalle prime pagine di questo "romanzo breve", così definito da José Saer, finisce poco alla volta col mettere sullo sfondo l'attualità più stringente per ancorarsi sempre più al fondale di una memoria che riesce a fondersi con il sogno. Il pozzo, pubblicato con la traduzione di Ilide Carmignani da Sur, è il primo scritto (1939) partorito dalla penna di Juan Carlos Onetti, scrittore uruguayano che Mario Vargas Llosa non ha esitato a definire il primo romanziere in lingua spagnola davvero "moderno". Nato a Montevideo ma ben presto spostatosi in Argentina, Onetti ha collaborato agli inizi della carriera con diverse riviste e quotidiani, prima che la sua fama ed indole di storyteller non superasse quella del semplice cronista. "Il pozzo" non è forse il suo lavoro migliore, ma è senz'altro quello che ne ha consacrato il nome sulla scena della letteratura latinoamericana. La sua biografia, nel corso degli anni a venire, avrebbe registrato episodi laceranti, come l'esilio deciso dalla giunta militare uruguayana, che ne decretò il viaggio e la residenza a Madrid fino alla morte. Cicatrici che non scossero la certezza e la quiete di un'anima delicata, una caratterizzazione che avrebbe segnato anche i personaggi dei suoi racconti, di prim'acchito forse cinici e disincantati. Eladio Linacero è un po', o forse anche un pizzico in più, Juan Carlos Onetti, con quell'anelito di attraccare al più sicuro porto del ricordo e della memoria che non a quello insipido e forse plumbeo del presente. La resa viene offerta da Onetti con una scrittura che inizia già ad avere i prodromi del realismo magico sudamericano e la sua forza evocativa. Lo stesso scrittore di Montevideo non ha mai negato il suo debito di riconoscenza nei confronti di William Faulkner (cfr. "Da Faulkner a Onetti" di E. Corti, Shake 2004), definito "padre y maestro mágico" per rimarcarne non solo la profonda ammirazione, ma anche lo status di suprema egemonia artistica raggiunta dall'intellettuale nordamericano, tanto da dedicargli una vera e propria elegia ("Requiem por Faulkner"). Il risultato più importante in tal senso sarà raggiunto qualche anno più tardi con "Gli addii", forse il suo lavoro più riuscito, anch'esso proposto dall'editrice Suri.
Author: Giovanni Apadula

 
   
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