Saggistica, "Lo straniero" di Richard Sennett
lostranierorichardsennett01Ancora nel 2014 sentiamo parlare spesso di disuguaglianze tra popoli, di persone esiliate. Questi argomenti sono al centro del libro "Lo straniero" di Richard Sennett, edito da Feltrinelli ed inserito nella collana "Campi del sapere", uscito lo scorso 16 aprile. Sennett, importante sociologo e scrittore statunitense, in questa sua ultima opera analizza la figura dell'esule, dell'emigrante. Il libro si divide in due saggi: il primo in cui viene descritta la condizione del popolo ebraico nella Venezia dei Rinascimento, e il secondo ambientato nella Parigi novecentesca, considerata una vera e propria calamita per tutti gli esuli politici. Nella Venezia rinascimentale, la popolazione ebrea era ovviamente in minoranza e fu esiliata in un Ghetto. Questo estraniamento dal resto della città non è stato per loro una limitazione, bensì la spinta per creare una forte identità comunitaria. Gli ebrei veneziani erano persone che non avevano nessun posto dove andare, ma con il tempo hanno negoziato la possibilità di fermarsi a Venezia, a condizione di vivere da stranieri. Per loro è stato più facile costruirsi una vita come minoranza, che cercare di immigrare. Essi godevano di diritti sia di parola che di spazio, che però non li includevano nella procedure codificate dallo Stato. I diritti che venivano attribuiti loro, erano diritti di tolleranza e non di legittimazione. Come ha scritto Sennett nel libro "solo lo Stato può legittimare un popolo attraverso il riscatto delle parole verbali". Nel secondo saggio, lo scrittore, si concentra soprattutto sulla figura di Aleksandr Herzen, il padre del populismo russo che nel 1847 lasciò la patria per andare in Francia. Qui Herzen ha vissuto l'esilio, cercando di imparare da esso, e soprattutto cercando di non dimenticare il suo passato. Si è adeguato alla vita, alla cultura, alla città francese, mantenendo però inalterata la propria identità, le proprie origini. E' questo il grande compito, che secondo Sennett, deve affrontare uno straniero. Non deve rimanere prigioniero della memoria, e nello stesso tempo non deve negare di venire da un altrove.
 
   
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